La scoperta dell’America?

1492.

Il crollo dell’Impero Romano d’Occidente?

476.

E quello d’Oriente?

1453.

La capitale dell’Azerbaijan?

Baku.

Della Romania?

Bucarest.

Dell’Ungheria?

Budapest.

Del Congo?

Kinshasa.

La radice quadrata di 4356?

66.

Il risultato dell’equazione x+4=2x?

X=4

 

Ho passato l’infanzia e l’adolescenza a tentare di dare risposte corrette.

Finché si trattava di storia, geografia, letteratura e matematica la questione era relativamente semplice, era tutto un gioco di logica o memoria il cui successo era direttamente proporzionale alla mia voglia di studiare.

Poi però ho applicato quell’approccio al resto della vita tentando di trovare una soluzione vincente ad ogni quesito, tentando di dare una risposta al subbuglio di incertezza e di dubbio, tentando di far stare zitta, una volta per tutte, la voce della coscienza, quando per la paura si mette a strillare e ho capito.

Ho capito che finito il programma di storia, al termine del libro di letteratura, che una volta risolte tutte le equazioni, al termine di tutto questo rimani fregato. Ho capito che finite le verifiche in classe non ci sono più risposte. Ho capito che qualsiasi risposta non ti darà più il massimo dei voti, ma che giusto ed errato si mischiano in una grossolana linea che supera a stento quella della sufficienza.

E allora ho iniziato a dare risposta errate.

 

2+2?

Sicuro fa 5.

La nazionalità dei tedeschi?

Tedeschia.

Il senso della vita?

Senso unico.

C’è qualcuno oltre a Noi?

Sì: io, tu, egli, voi ed essi.

 

Avevo paura, una paura folle, di rimanere senza sapere a sentire il silenzio scandire risate ironiche dopo i miei quesiti. E non ci sono risposte e questo fa di tutte le risposte delle risposte sbagliate

e allora bisognava sbagliare, sbagliare fin dall’inizio e dire qualcosa di storto per raddrizzare la vita.

Perché la vita fa questo, no? Ti insegna che la domanda implica la risposta e poi ti sottopone a quiz troppo difficili, ti costringe a cercare, a sospirare, a non stare fermo. Ti costringe a vivere, credo sia quello che sto tentando di dire.

Ti costringe a voler risponderti ad ogni costo e ti toglie ogni risposta.

Che è come dire che rimani incastrato.

Che è come dire che rimani fregato.