Boubouc non usciva mai senza il suo cappello, perché il cappello gli serviva per tenere giù tutti i sogni che volavano su.

I sogni Boubouc li nascondeva al mattino e li ritirava fuori la sera; li accarezzava piano e li lasciava volare e mentre sorrideva guardandoli si massaggiava il collo stanco. Perché i sogni che si portano in giro pesano tanto.

Boubouc di sogni ne aveva tanti, perché al mattino non svanivano, si fermavano a fargli compagnia mentre faceva il caffè, si attardavano in riccioli di vapore nell’aria quando la moka sbuffava e infine si legavano a lui per la vita; non se ne andavano mai, rimanevano lì, tra i capelli e il cappello a fluttuare nel desiderio di diventar veri, come Pinocchio.

Certe mattine si svegliava tossendo fuori sogni talmente belli che, messi nel cappello, lo trascinavano in alto e lo facevano camminare tra le nuvole. Altri giorni gli pesavano talmente tanto da indolenzirgli le spalle.

 

Pipette di sogni non ne aveva neanche uno e il suo grande zaino rimaneva floscio sulla sua schiena che a guardarla contro luce sembrava il palo di una barca con la vela spiegata al vento.

I suoi sogni morivano quando la notte era buia e la memoria non ricordava, sicché al mattino, ad accoglierla, c’erano solo i raggi del sole.

 

Quando Boubouc e Pipette si incontrarono si innamorarono subito per un mucchio di motivi che non fanno aprte di questa storia e nemmeno c’entrano con i sogni. Ma si innamorarono e, in mancanza di idee e in abbondanza di sogni, un giorno Boubouc decise di regalare a Pipette un paio di visioni oniriche che gli piacevano molto: erano quelle in cui sognava un mondo bellissimo, tutto d’oro e tepore.

Pipette tutta contenta d’avere finalmente due sogni se li mise nello zaino, che vibrò un poco.

Quando si fece sera e sedevano nell’imbrunire di un’uggiosa giornata di ottobre, Pipette sentì lo zaino molto più pesante del solito, lo aprì e ne tirò fuori una grossa palla calda, che nascose tra i cespugli in fondo al cortile e una brezza calda che stese dal terrazzo in modo che le arrivasse sulle spalle a solleticarle la pelle.

Quando arrivò Boubouc si sedettero insieme in quel tramonto tanto sognato e si strinsero la mano pensando che a condividere i sogni in due quelli spaventosi diventano meno brutti e quelli belli molto più dolci.